La cucina del Porcellum avvelena la democrazia, meglio digiunare

di Gabriele Maestri

Oggi, nel cinquantesimo giorno di sciopero della fame di Roberto Giachetti, tra voci di coloro che con lui stanno dicendo “Mai più Porcellum” attraverso lo sciopero della fame, ho voluto che ci fosse anche la mia. E sulla mia tessera del mosaico cosa c’è? Cosa porto con me? Porto la mia testimonianza di costituzionalista. Di chi ha scelto di studiare le regole di un gioco grande come un Paese, di una partita che si vive in un ruolo particolare: quello di spettatori che contribuiscono a scegliere le squadre in campo (senza poterle allenare) e provano sulla loro pelle gli effetti di quella partita, senza averli decisi direttamente.

E perché mai anche un costituzionalista dovrebbe mettersi a digiunare? Il motivo c’è e sta – per dirla con Filippo Ceccarelli – nello stomaco della Repubblica. La democrazia, a ben guardare, è fatta di voti, del consenso di ogni persona. Si può dire che la democrazia si nutre di voti, come noi ci nutriamo di cibo. Se però il cibo è cucinato male, bene che vada il sapore non è buono; male che vada, ci si può lasciare le penne. Per la democrazia è la stessa cosa: una legge elettorale sbagliata può “cucinare” così male i voti da trasformarli in veleno. La cucina del ristorante Porcellum, inaugurato nel 2005 al numero 270, è un posto malsano, che scodella pessimi piatti: chi studia le regole del gioco dello Stato lo sa.

Sa che il voto non è davvero libero, perché le “liste bloccate” riempiono le Camere di “nominati” e non di eletti, con il povero votante che può solo scegliere in blocco una lista lunga così, con le posizioni stabilite dai partiti (e con le candidature in più circoscrizioni che impediscono ancora di più ai cittadini di sapere prima chi potrebbe entrare in Parlamento e chi resterebbe fuori). Sa che il premio di maggioranza, per come è fatto, può consegnare la maggioranza assoluta dei seggi a una coalizione che magari non ha nemmeno il 30%. Sa, tra le altre cose, che i cittadini della Valle d’Aosta sono trattati come elettori di serie B, perché alla Camera i loro voti non contano per raggiungere il premio di maggioranza.

Più di qualche cittadino, in realtà, ha capito come stanno le cose: a febbraio uno su quattro non è andato a votare. Non vuole intossicare la democrazia e, possibilmente, non vuole finire avvelenato. Ma un costituzionalista sa che, finché rimane questa legge elettorale, la democrazia mangerà veleno: i cibi sarebbero buoni, ma la cucina e il ristorante (che persino il primo titolare ha abbandonato) sono disastrosi. Dovevano essere chiusi da anni e invece sono ancora qui.

La democrazia non può più permettersi di mangiare pietanze avariate: a quelle condizioni, meglio digiunare. E se chi studia le regole del gioco può farlo capire rifiutando simbolicamente il cibo (sicuramente molto più genuino), ben venga. Per questo #iostocongiachetti: la nostra democrazia merita di essere di sana e robusta Costituzione, non di essere avvelenata.

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