Un «super canguro» per la legge elettorale: l’Espositum

di Alessandro Gigliotti

espositum

Con oltre 47mila emendamenti al disegno di legge di riforma elettorale, presentati prevalentemente dal gruppo della Lega nord, l’iter per l’approvazione del testo sembrava destinato ad andare per le lunghe, con conseguenti rischi per la tenuta della maggioranza. Ma la giornata di oggi ha registrato un colpo di scena che ha permesso di cancellare, d’un tratto, oltre 35mila proposte di modifica che gravavano sul disegno di legge. Un emendamento presentato dal sen. Esposito, del Partito democratico, ha infatti consentito di snellire in modo incredibile i lavori. Questa volta, però, a differenza di quanto accaduto la scorsa estate, non c’è stato bisogno di applicare la tecnica del «canguro», ma è stato sufficiente approvare una singola proposta emendativa per abbattere diverse decine di migliaia di altri emendamenti. Per capire come ciò sia stato possibile, è necessario addentrarsi nei meandri della tecnica parlamentare.

L’emendamento Esposito, anzitutto, è un emendamento premissivo, cioè premette all’art. 1 del testo di legge un ulteriore articolo. In quanto tale, per ovvie ragioni procedurali, la proposta è stata votata all’inizio, ben prima delle altre riferite agli articoli successivi che contengono il «cuore» del sistema elettorale e, soprattutto, senza affogare nel mare magnum degli emendamenti del leghista Calderoli. In secondo luogo, l’emendamento Esposito è stato appositamente strutturato per consentire di estendere al massimo la tecnica della preclusione, in base alla quale l’approvazione di un dato emendamento fa decadere tutte le altre proposte successive incompatibili. Ebbene, l’emendamento Esposito sintetizza in pochi punti tutti i contenuti dell’accordo di maggioranza, ivi inclusi il premio alla lista più votata, la soglia del 40%, l’eventuale ballottaggio, i capilista bloccati, lo sbarramento al 3%, la clausola di salvaguardia e via dicendo. La sua approvazione, pertanto, ha avuto l’effetto di precludere tutti gli emendamenti che propongono misure diverse o semplicemente incompatibili: praticamente, la stragrande maggioranza dei 47mila emendamenti. Il Presidente di turno, per ironia della sorte lo stesso Calderoli, ha annunciato infatti la decadenza di circa 35mila proposte emendative.

L’approvazione dell’emendamento Esposito in questione non è avvenuta senza contrasti. Dagli stessi banchi della maggioranza, si è infatti evidenziato che la proposta, per come è stata formulata, era di fatto un ordine del giorno mascherato piuttosto che ad un vero e proprio emendamento, che ai sensi del regolamento deve avere reale portata modificativa pena l’inammissibilità. Da altri si è fatto presente che l’approvazione dell’emendamento avrebbe di fatto privato l’Aula della possibilità di discutere sulle altre proposte, dopo che i lavori della Commissione erano stati sospesi di colpo per permettere l’approdo in Aula, poco prima di Natale. I senatori della Lega hanno addirittura sostenuto che il sen. Esposito avrebbe presentato la sua proposta oltre i termini stabiliti, ma l’interessato ha prontamente smentito e, ad ogni modo, la presidenza ha assicurato la regolarità dell’intero procedimento.

Nel corso di una seduta infuocata, che ha visto peraltro spaccarsi sia i gruppi di maggioranza sia quelli di opposizione, l’emendamento è stato infine accolto. La strada per l’approvazione dell’Italicum, però, è ancora lunga. Restano infatti ancora molti emendamenti da votare, in relazione ai quali il Presidente Calderoli ha preannunciato la concreta possibilità di applicare la tecnica del canguro. L’obiettivo di fondo, d’altra parte, resta quello: approvare la legge elettorale al Senato prima della convocazione del Parlamento in seduta comune per l’elezione del Capo dello Stato, fissata per giovedì 29 gennaio.

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