Quei gradini che il premier dovrebbe salire

di Mazzarino

foto tratta da: fotoeweb.it

Diciamo subito che non esiste alcuna norma scritta che imponga un tale gesto. Ma dopo l’esito del voto sul disegno di legge relativo alle “unioni civili”, che ha visto l’ingresso ufficiale nella maggioranza di governo di un nuovo soggetto, l’Alleanza Liberalpopolare-Autonomie guidata dal senatore Denis Verdini, il premier, Matteo Renzi, dovrebbe recarsi al Quirinale per riferire sulla mutata situazione al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

La votazione fiduciaria connessa all’approvazione del provvedimento, infatti, nello spostare l’attenzione dal merito del testo alla verifica del rapporto di fiducia tra il governo e la propria maggioranza parlamentare, ha l’effetto di produrre conseguenze politiche molto rilevanti, come accaduto in questa occasione.

Segnatamente, il conferimento della fiducia da parte di pressoché tutti i senatori del gruppo “ALA” (18 su 19), comporta un ampliamento della base parlamentare dell’Esecutivo rispetto alla situazione precedente, da cui era scaturita, ormai due anni orsono, la compagine governativa in carica. Detto in altri termini, la coalizione che sostiene il governo Renzi si è modificata rispetto alla formula originaria, ampliandosi verso un altro soggetto sino ad allora all’opposizione.

Pertanto, sarebbe auspicabile che il Presidente del Consiglio investisse della questione il vertice dello Stato, cui la Costituzione assegna il delicato compito di arbitro del sistema politico-istituzionale, nonché poteri di soluzione delle crisi di governo. Nel caso di nostro interesse, pur non trattandosi di una cesura del rapporto fiduciario ai sensi dell’art. 94 cost., e neanche di dimissioni spontanee del governo per crisi extraparlamentare, l’allargamento della maggioranza riveste comunque una significativa importanza per non vedere coinvolto l’inquilino del Quirinale, al fine di consentirgli di apprezzare le circostanze ed assumere le eventuali decisioni.

Cosa potrebbe fare il Capo dello Stato?

Il Presidente della Repubblica, preso atto del mutato scenario, potrebbe rinviare il governo alle Camere per una conferma dell’ampiezza del rapporto fiduciario, oppure reputare l’accaduto non meritevole di un esplicito passaggio formale presso il Parlamento. In entrambi i casi, tuttavia, verrebbe ufficialmente reso edotto della vicenda, dal punto di vista sia formale che sostanziale, facendola rientrare in una precisa cornice istituzionale.

E in tempi di scarsa attenzione per prassi e convenzioni costituzionali, sarebbe già un passo in avanti.

 

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